Susanne Beyer
PSICOLOGA•COACH
La mia esperienza professionale e sportiva mi ha portato a sviluppare un approccio integrato, centrato sulla persona e il suo contesto.
Mi occupo di salute mentale, lavorando su emozioni, pensieri e relazioni personali, con l’obiettivo di favorire il benessere psicologico e accompagnare verso nuovi orizzonti di crescita.
Scelgo di non separare i saperi,
ma di farli dialogare;
di unire il corpo con la mente, l’individuo con il suo contesto, la clinica con il coaching.
Condivido percorsi pensati per orientare lo sguardo verso orizzonti,
là dove spesso si vedono confini.
Credo nelle risorse di ognuno e nella possibilità di farle emergere anche nei passaggi più complessi.
Anche il giro del mondo comincia con un passo.
Psicologa clinica, Psicologa dello sport e Mental Coach.
iscritta all’Albo A all’Ordine degli Psicologi del Lazio (n. 25009).
Esperienze diverse, visione integrata.
Il mio approccio nasce da un percorso che unisce la preparazione accademica a esperienze sul campo, avendo cominciato a viaggiare per lavoro dopo il liceo. Ho navigato e fatto esperienze in diverse parti del mondo, e questo ha ampliato il mio sguardo, offrendomi prospettive anche molto diverse dalle mie e modi di vedere molteplici.
Un bagaglio che oggi porto con me nel mio lavoro di psicologa clinica, nella formazione e nel coaching, attraverso un approccio esperienziale e dinamico.
Dopo una prima Laurea quinquennale in Scienze Politiche con specializzazione sociologica, ho conseguito la Laurea magistrale in Psicologia Clinica e un Master in adolescenza e sostegno alla genitorialità. Ho poi integrato la mia formazione con un Master in Psicologia dello Sport e un Master per Preparatore Mentale nel tennis (FITP), integrando competenze psicologiche e strumenti specifici per accompagnare atleti e sportivi nel loro percorso di crescita e performance.
Studiare e approfondire è una delle mie passioni.
Come accennato, parallelamente agli studi ho portato avanti la mia attività in mare. Dai 18 anni ho fatto della navigazione la mia professione, come velista e come comandante di barche a vela.
Nel 2011 ho attraversato l’Atlantico in regata in solitaria, partecipando alla Transat 6.50. Questa esperienza – profonda, formativa, sfidante – ha lasciato un segno importante nel mio modo di lavorare: la vela mi ha insegnato l’importanza della presenza, dell’adattamento, della lucidità nelle decisioni.
È diventata anche il contesto formativo che utilizzo nei percorsi esperienziali personali e con le aziende.
In ambito clinico, mi occupo di adulti e adolescenti, offrendo percorsi di valutazione e sostegno psicologico centrati sulla persona e sulla sua storia, sempre in relazione al contesto di vita reale. Ogni intervento nasce dall’ascolto attento e dalla costruzione di uno spazio di cura che tenga conto delle risorse individuali, delle difficoltà e delle possibilità di cambiamento, con l’obiettivo di promuovere benessere e consapevolezza.
La mia specializzazione in adolescenza e genitorialità include il lavoro con i nuclei familiari, offrendo supporto ad adolescenti e genitori nell’affrontare i momenti critici e le trasformazioni che caratterizzano questa fase di crescita.
Nella progettazione dei percorsi mi baso sul presupposto che non esista una sola soluzione standard; l’obiettivo è di costruire interventi realmente personalizzati, che si adattino alle esigenze specifiche e alla storia unica di ogni persona che si rivolge a me.
PUBBLICAZIONI
La Scia di Penelope

Nel 2011 ho partecipato alla Transat 650, una meravigliosa regate oceanica: 4.200 miglia in solitaria, dalla costa atlantica della Francia fino al Brasile, a bordo di una barca a vela di 6 metri e mezzo. Nessun contatto con l’esterno, niente telefoni né internet (vietati): solo mare, vento e il desiderio di affrontare da sola ogni scelta, ogni imprevisto, ogni emozione.
“La scia di Penelope” è il racconto personale di quell’avventura, di come l’ho progettata, inseguita e perseguita, e alla fine vissuta.
Mentalizing Impairments, Pathological Personality and Aggression in Violent Offenders

AUTORI: Patrizia Velotti, Guyonne Rogier, Enrico Ciavolino, Paola Pasca, Susanne Beyer, Peter Fonagy.
Questo studio esplora il ruolo delle difficoltà di mentalizing – la capacità di comprendere i propri e altrui stati mentali – nel collegamento tra tratti di personalità patologica e aggressività. Attraverso la validazione italiana del Reflective Functioning Questionnaire (RFQ) e l’analisi di un campione di autori di reati violenti e partecipanti della comunità, emerge che le alterazioni del mentalizing, sia in eccesso che in difetto, possono mediare l’espressione aggressiva legata a tratti disfunzionali di personalità. Un contributo utile per comprendere i meccanismi alla base della regolazione emotiva e del comportamento antisociale.
Abstract
Impairments in mentalizing abilities are thought to account for the high aggressive tendencies observed among individuals with pathological personality. However, the question of whether mentalizing impairments may mediate the pathways by which pathological personality leads to aggression has not yet been answered. This study first investigated the psychometric proprieties of the Italian version of the Reflective Functioning Questionnaire (RFQ). Then, we tested the mediating role of mentalizing in the relationship between the three pathological personality domains and aggressiveness. The study was conducted on a sample of 327 participants includinggroup of violent offenders (n=118) and a group of community participants (n=209). All subjects fulfilled the RFQ, the Personality Inventory for DSM-5 (PID-5) and the Aggression Questionnaire (AQ). Partial Least Squares–Path Modelling with higher-order construct definition was used. Mentalizing capacities were shown to significantly mediate the pathways leading some pathological personality traits to aggression. Data supported the factorial structure of the RFQ found in the original validation study. Results also support the existence of a second-order variable, mentalizing, resulting from the convergence of hypomentalizing and hypermentalizing