Le emozioni sono parte integrante della nostra quotidianità, influenzando ogni nostra azione, pensiero e decisione. Ma siamo noi a controllare le emozioni o sono esse a controllare noi? Questa è la domanda che siamo abituati a porci. Penso che potrebbe essere più utile modificare il nostro punto di vista e aggiungere alcuni elementi.
La presenza costante delle emozioni
Ogni attività che svolgiamo è accompagnata da un’emozione. Che si tratti di camminare, andare al lavoro, allacciarsi le scarpe o fare la doccia, le emozioni sono sempre presenti. Ma qual è la loro funzione e come influenzano la nostra vita quotidiana?
Le emozioni hanno diverse funzioni fondamentali nella nostra vita:
- euristiche nel processo decisionale: non potendo valutare ogni elemento per prendere una decisione, il cervello utilizza delle scorciatoie, o euristiche. Le emozioni ci aiutano a reagire rapidamente alle situazioni senza dover analizzare ogni dettaglio.
- motivazione e azione: le emozioni possono fungere da potente motore per le nostre azioni. La paura, ad esempio, può farci bloccare di fronte a un pericolo, come un burrone, o darci un’energia supplementare per superare un ostacolo.
- segnali di allarme: emozioni come la paura agiscono come segnali di allarme che ci avvertono di possibili pericoli, permettendoci di prendere decisioni rapide e spesso salvavita.
Emozioni e processo decisionale
Nel prendere decisioni, il cervello non può permettersi di analizzare ogni singolo dettaglio. Le emozioni ci forniscono scorciatoie cognitive che rendono il processo decisionale più efficiente.
Come accennato, la paura è una delle sette emozioni primarie e gioca un ruolo cruciale nel nostro comportamento di sopravvivenza. Quando ci troviamo di fronte a un pericolo, come un burrone, la paura ci fa bloccare, impedendoci di avanzare e cadere.
Al contrario, in situazioni di pericolo immediato, la paura può fornirci un’energia extra per affrontare la minaccia.
Il neuroscienziato Antonio Damasio ha approfondito il ruolo delle emozioni nel processo decisionale e nella coscienza umana. Nei suoi studi, Damasio sostiene che le emozioni non sono semplicemente reazioni automatiche ma sono integrate profondamente nei nostri processi cognitivi.
Una delle teorie più influenti di Damasio è quella dei marcatori somatici. Secondo questa teoria, le emozioni influenzano il processo decisionale attraverso segnali corporei, o “marcatori somatici”, che ci aiutano a valutare rapidamente le opzioni disponibili. Questi marcatori somatici sono il risultato di esperienze passate e agiscono come una guida che ci orienta verso decisioni che hanno avuto esiti positivi e ci allontana da quelle che hanno portato a conseguenze negative.
Damasio sottolinea che le emozioni sono essenziali per la razionalità. Senza di esse, il nostro processo decisionale sarebbe inefficace e disorganizzato. Le emozioni, quindi, non sono solo un complemento alla razionalità, ma ne sono una componente fondamentale.
Alla luce di queste premesse, supportate da moltissimi studi e ricerche, possiamo impostare i trattamenti per la gestione delle emozioni e il miglioramento della salute mentale.
Un esempio: la paura e l’ansia.
La paura e l’ansia sono spesso confuse, ma svolgono ruoli distinti. La paura è una risposta immediata a un pericolo concreto e presente. È un’emozione che prepara il corpo a reagire, attraverso il cosiddetto “fight or flight response” (risposta di attacco o fuga).
L’ansia, d’altro canto, è un segnale che agisce sotto soglia, mantenendoci in uno stato di allerta costante anche quando non c’è un pericolo reale e immediato. Mentre la paura è utile per la sopravvivenza, l’ansia può essere debilitante, consumando energie e impedendoci di vivere serenamente.
Noi non impariamo a provare paura, ma la riconosciamo in quanto è un’emozione primaria, fondamentale per la sopravvivenza. Al contrario, l’ansia può essere appresa attraverso la nostra storia di vita educativa e le esperienze vissute. Situazioni ripetute di stress o minaccia possono condizionare il nostro cervello a reagire con ansia anche in assenza di pericoli immediati.
Nasciamo in qualche modo perfetti, con emozioni primarie come la paura già presenti e innate, perchè fondamentali per la nsotra sopravvivenza. Tuttavia, attraverso l’apprendimento, le esperienze e l’educazione, possiamo sviluppare altre risposte emotive, come l’ansia, che possono rivelarsi disfunzionali e maladattive.
Per esempio, segnali di allarme continuo durante l’infanzia, come “non correre che cadi”, “stai attento che ti fai male”, “non sudare che ti ammali”, possono creare un senso di allarme costante. Questo continuo stato di vigilanza può portare allo sviluppo dell’ansia, un’emozione che, a differenza della paura, non è sempre collegata a un pericolo immediato ma a un’anticipazione di possibili minacce future.
Le emozioni non sono semplici reazioni momentanee: influenzano profondamente il nostro processo decisionale, agendo come segnali corporei e chimici in grado di modellare le scelte e le valutazioni. Studi neuroscientifici mostrano che l’amigdala, coinvolta nella paura e nell’ansia, interagisce costantemente con aree prefrontali per valutare rischi e opportunità, influenzando decisioni anche complesse (PMC – Amygdala e decisioni emotive).
Eustress e distress.
Le emozioni legate allo stress possono essere classificate in due categorie: eustress e distress. L’ eustress è una forma positiva di stress che ci aiuta a organizzare le nostre risorse per far fronte alle richieste dell’ambiente. Questo tipo di stress può essere motivante e migliorare la nostra performance.
Il distress, invece, è una situazione in cui percepiamo che le nostre risorse non sono sufficienti facendoci sentire sopraffatti e incapaci di gestire la situazione.
Il ruolo indistinguibile delle emozioni nel sistema Mente-Corpo:
È impossibile distinguere il ruolo delle emozioni nel sistema mente-corpo, poiché sono interconnesse e si influenzano reciprocamente. Le emozioni non sono soltanto eventi mentali, ma hanno manifestazioni fisiche che influenzano il nostro stato corporeo e viceversa. Quando proviamo emozioni, il nostro corpo risponde con cambiamenti fisiologici, come il battito cardiaco accelerato o la sudorazione. Allo stesso modo, il nostro stato fisico può influenzare il nostro stato emotivo; per esempio, l’esercizio fisico può migliorare l’umore, mentre la stanchezza può aumentare la suscettibilità allo stress e all’ansia.
In contesti di scelte rischiose, emozioni intense come paura o rabbia possono aumentare l’impulsività, come evidenziato da meta‑analisi sulla correlazione tra emozioni e decisioni avventate (Emotion‑related impulsivity).
Ma chi controlla chi? Le emozioni ci controllano o siamo noi a controllarle? Credo che la domanda stessa sia dettata dall’idea erroneamente radicata in noi della separazione Mente-Corpo. Le emozioni sono risposte automatiche del cervello a determinati stimoli, spesso al di fuori del nostro controllo cosciente. Tuttavia, attraverso la consapevolezza e tecniche di gestione emotiva, possiamo imparare a riconoscere e moderare le nostre risposte emotive. Più impariamo e percepire che non possiamo separare le nostre emozioni del corpo che le accoglie, meglio saremo in grado di gestirle ed utilizzarle.
Sono diverse le tecniche che vengono proposte per migliorare il benessere psicologico e la gestione delle emozioni. Cito tra queste:
- Mindfulness: la pratica della consapevolezza aiuta a riconoscere le emozioni nel momento in cui si presentano, permettendoci di rispondere in modo più calmo e razionale.
- Rilassamento: tecniche come la respirazione profonda, la meditazione e lo yoga possono aiutare a ridurre lo stress e l’ansia.
- Cognitive Behavioral Therapy (CBT): la terapia cognitivo-comportamentale è efficace nel modificare i pensieri negativi che alimentano emozioni disfunzionali come l’ansia e la depressione.
Queste tecniche si sono dimostrate molto utili per la gestione di stati emotivi fonte di malessere psicologico. Vorrei però aggiungere che il nostro cervello non può ordinare a noi stessi di smettere di avere paura o smettere di essere ansioso, mentre può ordinarci di fare moltissime altre cose come compiere un’azione, recuperare un ricordo e perfino provare empatia.
Quello che però non può fare è modificare le strutture profonde dell’Io, frutto di una quantità incalcolabile di memorie emotive che hanno determinato chi siamo.
Per agire sulle emozioni possiamo allenare altre emozioni, che sono le loro antagoniste.
Per affrontare la paura ci vuole il coraggio; per affrontare la tristezza bisogna allenare la gioia e così via.
Per fare questo occorre compiere un viaggio nel nostro mondo emotivo e scoprire di cosa abbiamo bisogno per vivere meglio.
Dott.ssa Susanne Beyer
Bibliografia:
Damasio, Antonio R. (1999). L’errore di Cartesio: Emozione, ragione e cervello umano. Adelphi.
Goleman, Daniel. (1995). Intelligenza emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici. Rizzoli.
Siegel, Daniel J. (2010). La mente relazionale: Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Cortina Raffaello.
Davidson, Richard J., & Begley, Sharon. (2012). La vita emotiva del cervello: Come comprendere e trasformare le emozioni con la neuroplasticità. Mondadori.
Fredrickson, Barbara L. (2009). Positivity: Groundbreaking Research to Release Your Inner Optimist and Thrive. Crown.