Come il cervello costruisce mondi possibili e perché questa capacità è fondamentale per il nostro benessere psicologico
Costruire scenari possibili
L’immaginazione viene spesso associata all’infanzia, al gioco, alla fantasia o alla creatività artistica. In realtà è una funzione complessa della mente, coinvolta nella memoria, nella progettazione del futuro, nella comprensione di sé e degli altri e nella possibilità di anticipare scenari e cambiamenti.
Una ricerca pubblicata nel 2026 sulla rivista Neuron dal gruppo di Rodrigo Braga della Northwestern University ha approfondito i processi cerebrali coinvolti nell’immaginazione. I risultati suggeriscono che l’immaginazione non dipende soltanto dalla riattivazione delle aree sensoriali: l’attività condivisa con la percezione emerge soprattutto in regioni associative di livello superiore, che organizzano l’esperienza in scene, parole, eventi e significati. Lo studio mostra inoltre che reti cerebrali differenti possono essere coinvolte a seconda di ciò che viene immaginato.
Immaginare una scena, una persona, un luogo o una situazione futura significa quindi costruire una rappresentazione mentale che combina elementi dell’esperienza con possibilità nuove.
Questa capacità ha un ruolo importante nella vita psicologica perché permette di anticipare, esplorare e confrontare possibilità che ancora non fanno parte dell’esperienza reale.
L’immaginazione come laboratorio della mente
La maggior parte delle persone pensa all’immaginazione come a qualcosa di distante dalla realtà. In realtà accade l’esatto contrario.
Ogni volta che ripensiamo a una scelta che avremmo potuto fare, immaginiamo una conversazione che non è mai avvenuta, progettiamo una vacanza, prepariamo un colloquio di lavoro o immaginiamo come potrebbe essere la nostra vita tra qualche anno, stiamo utilizzando l’immaginazione.
La mente umana è in grado di combinare ricordi, emozioni, conoscenze ed esperienze per creare scenari possibili.
Da questo punto di vista l’immaginazione svolge almeno quattro funzioni fondamentali.
Una funzione narrativa, perché permette di costruire il racconto della propria vita e attribuire significato alle esperienze vissute.
Una funzione progettuale, perché consente di anticipare il futuro e prepararsi mentalmente a ciò che potrebbe accadere.
Una funzione compensatoria, che aiuta a elaborare desideri, mancanze, delusioni o possibilità non realizzate.
Una funzione creativa, che rende possibile trovare nuove soluzioni, nuove idee e nuove prospettive.
Senza immaginazione sarebbe difficile apprendere, creare, innovare o persino sperare.
Ciò che osservo nella pratica clinica
Nel lavoro quotidiano emerge spesso quanto l’immaginazione sia strettamente collegata al benessere psicologico.
Nella pratica clinica capita di osservare che, nei periodi di maggiore sofferenza emotiva, ansia o demotivazione, alcune persone fanno più fatica a rappresentarsi il proprio futuro.
Le loro giornate sono occupate da preoccupazioni, problemi concreti, impegni e responsabilità. Tuttavia ciò che colpisce non è soltanto la presenza della sofferenza, ma la progressiva riduzione della capacità di rappresentarsi scenari alternativi.
Alcuni pazienti descrivono il futuro come una pagina bianca. Altri riescono a immaginarlo solo in termini negativi o catastrofici. Altri ancora sembrano aver smesso di desiderare, non perché manchi loro qualcosa, ma perché non riescono più a costruire mentalmente possibilità diverse da quelle che stanno vivendo.
In questi casi il lavoro psicologico può riguardare anche il recupero della capacità di rappresentarsi possibilità diverse da quelle immediatamente disponibili nel presente.
Immaginare chi si desidera diventare.
Immaginare relazioni differenti.
Immaginare modi nuovi di affrontare le difficoltà.
Immaginare un futuro che non sia semplicemente la ripetizione del presente.
In questa prospettiva, l’immaginazione può diventare una risorsa per ampliare il modo in cui una persona rappresenta se stessa, le proprie possibilità e il proprio futuro.
L’immaginazione nell’epoca degli schermi
Oggi viviamo immersi in immagini.
Video, fotografie, contenuti digitali, social network e piattaforme di streaming ci offrono rappresentazioni continue della realtà e delle vite degli altri.
Questa abbondanza di immagini pone una domanda interessante: quanto spazio resta alla produzione di immagini interiori, alla fantasia e alla costruzione personale di scenari?
Per generazioni intere leggere un libro significava costruire mentalmente i volti dei personaggi, i luoghi, le atmosfere e le emozioni della storia.
Ascoltare un racconto significava completarlo con la propria fantasia.
Annoiarsi significava spesso inventare.
Oggi una parte crescente della nostra esperienza visiva è invece mediata da contenuti già costruiti.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, che offre opportunità straordinarie di apprendimento, comunicazione e creatività. La questione è diversa.
Quanto tempo dedichiamo ancora a produrre immagini interiori invece di consumare immagini prodotte da altri?
Quanto spazio lasciamo alla mente per vagare, fantasticare, progettare e creare?
L’immaginazione ha bisogno anche di spazi meno saturi di stimoli, nei quali l’attenzione possa muoversi liberamente tra ricordi, idee, desideri e possibilità.
Immaginare per aprire nuove possibilità.
Le neuroscienze stanno mostrando con crescente chiarezza che l’immaginazione non è una funzione marginale della mente. È una capacità centrale, coinvolta nella memoria, nella progettazione del futuro, nella creatività e nella costruzione dell’identità personale.
Immaginare significa esplorare possibilità.
Significa costruire ponti tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.
Preservare questa capacità significa anche mantenere aperta la possibilità di pensare il futuro in modi diversi dal presente.
In un contesto in cui gran parte delle immagini arriva già costruita dall’esterno, può diventare ancora più importante conservare spazi in cui la mente possa produrre rappresentazioni proprie, esplorare alternative e dare forma a possibilità personali.
Perché è proprio in quello spazio invisibile, fatto di idee, ricordi, desideri e possibilità, che prende forma una parte essenziale della nostra umanità.
Il rapporto tra immaginazione e benessere psicologico è più concreto di quanto possa sembrare.
Dott.ssa Susanne Beyer