LA MENTE ADOLESCENTE NELL’ERA DEI SOCIAL.

I social media fanno ormai parte della vita quotidiana degli adolescenti. Sono spazi di relazione, appartenenza, confronto, informazione e costruzione dell’identità.

Per questo è difficile ridurre il loro impatto a una domanda semplice come: “fanno bene o fanno male?”. La ricerca degli ultimi anni sta mostrando un quadro molto più complesso.

Adolescenza e mondo sociale.

L’adolescenza è una fase in cui il giudizio dei coetanei, il bisogno di appartenenza e l’immagine di sé acquistano un peso particolare.

In questo contesto, i social non sono solo strumenti tecnologici. Ampliano lo spazio sociale dell’adolescente: le relazioni continuano fuori dalla scuola, il confronto con gli altri diventa più frequente e il feedback è potenzialmente continuo.

Una delle ricercatrici che ha studiato maggiormente questo fenomeno è Amy Orben, psicologa e Programme Leader presso il MRC Cognition and Brain Sciences Unit dell’Università di Cambridge, dove dirige un programma di ricerca dedicato al rapporto tra tecnologie digitali e salute mentale in adolescenza.

La domanda che guida molta della ricerca più recente non è soltanto se i social siano dannosi, ma per quali adolescenti, in quali momenti dello sviluppo e in quali condizioni possano diventare più rilevanti.

Cosa sta mostrando la ricerca.

Una review pubblicata nel 2024 su Nature Reviews Psychology da Amy Orben e colleghi ha esaminato i meccanismi attraverso cui l’uso dei social può interagire con alcune caratteristiche tipiche dell’adolescenza.

Tra gli aspetti più importanti emergono il confronto sociale, l’immagine di sé, la sensibilità al giudizio degli altri e l’esperienza dell’esclusione. Gli autori sottolineano però anche un punto fondamentale: non esiste un effetto semplice e uguale per tutti.

Un altro studio pubblicato nel 2026 su 8.466 adolescenti tra i 12 e i 15 anni ha rilevato un’associazione tra maggiore tempo trascorso sui social e più sintomi ansiosi e depressivi.

Questo dato, però, non permette di stabilire che siano i social a causare direttamente quelle difficoltà. Un adolescente che sta vivendo ansia, isolamento o disagio potrebbe utilizzare maggiormente i social. Oppure alcune modalità di utilizzo potrebbero accentuare difficoltà già presenti. Le due dimensioni possono anche influenzarsi reciprocamente.

Per questo il numero di ore, da solo, ci dice relativamente poco.

Non conta solo quanto, ma come e perché.

Due adolescenti possono trascorrere lo stesso tempo sui social e vivere esperienze molto diverse.

Per uno possono essere soprattutto un modo per mantenere relazioni, condividere interessi e sentirsi parte di un gruppo.

Per un altro possono diventare uno spazio dominato dal confronto, dal timore di essere escluso o dalla ricerca continua di conferme.

La domanda più utile diventa allora:

Che funzione hanno i social nella vita di quel ragazzo?

Confronto sociale e immagine di sé.

Durante l’adolescenza l’immagine di sé è ancora in costruzione.

I social espongono continuamente a rappresentazioni di corpi, esperienze, risultati, stili di vita e possibilità.

Queste immagini possono essere fonte di curiosità, scoperta e ispirazione. In altri casi possono amplificare la distanza percepita tra ciò che si è e ciò che si pensa di dover essere.

Per alcuni adolescenti il confronto continuo può incidere sull’autostima, sull’immagine corporea o sulla percezione del proprio valore.

È un aspetto che si collega anche al tema dell’immaginazione: non soltanto la capacità di creare mentalmente ciò che non è presente, ma anche di immaginare chi si è, chi si vorrebbe diventare e come si viene percepiti dagli altri.

Quando i social aiutano a gestire le emozioni.

Restare connessi, controllare messaggi o scorrere contenuti può avere anche una funzione di regolazione emotiva.

Può aiutare momentaneamente a ridurre noia, tensione, solitudine o ansia. Questo non rappresenta automaticamente un problema.

Può però essere utile osservare cosa accade quando il mondo online diventa quasi l’unico spazio in cui un ragazzo riesce a sottrarsi a emozioni difficili, relazioni faticose o situazioni che tende progressivamente a evitare.

A quel punto il problema potrebbe non essere semplicemente “il telefono”.

Cosa possono osservare i genitori.

Concentrarsi esclusivamente sulle ore trascorse online rischia di far perdere informazioni più importanti.

Può essere utile osservare se compaiono cambiamenti significativi nel sonno, nell’umore, nelle relazioni, nel rendimento scolastico o nell’immagine di sé.

Alcuni segnali possono essere:

  • forte irritabilità quando non è possibile accedere ai social;
  • progressivo ritiro dalle relazioni offline;
  • confronto continuo con gli altri accompagnato da un calo dell’autostima;
  • importanti alterazioni del sonno;
  • perdita di interesse per attività prima significative.

Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, indica necessariamente la presenza di un problema psicologico. È il cambiamento complessivo nella vita dell’adolescente a meritare attenzione.

Il ruolo dei genitori.

Porre dei limiti può essere utile, soprattutto quando l’uso del telefono interferisce con sonno, studio o vita familiare.

Ma il controllo, da solo, difficilmente aiuta a comprendere ciò che sta accadendo.

Può essere più utile interessarsi al mondo digitale del ragazzo: quali piattaforme utilizza, con chi comunica, cosa gli piace, cosa lo mette in difficoltà e cosa teme di perdere quando rimane offline.

Conoscere quell’esperienza non significa approvare tutto ciò che avviene online. Significa creare uno spazio in cui l’adolescente possa raccontarla senza sentirsi immediatamente giudicato.

Quando può essere utile un confronto psicologico.

Quando l’uso dei social si accompagna a cambiamenti significativi nell’umore, nel sonno, nelle relazioni, nella scuola o nell’immagine di sé, può essere utile approfondire ciò che sta accadendo.

Un percorso psicologico non ha necessariamente l’obiettivo di ridurre il tempo trascorso sul telefono.

Può servire piuttosto a comprendere quale funzione abbia quell’esperienza nella vita del ragazzo, quali difficoltà emotive o relazionali stiano emergendo e quali strategie possano aiutarlo a gestirle in modo più efficace.

Per le famiglie può essere utile un percorso di sostegno psicologico che aiuti a gestire eventuali conflittualità legate all’adolescenza.

Per ragazzi più grandi o per situazioni in cui la distanza rende difficile raggiungere lo studio, è possibile valutare anche un percorso di consulenza psicologica online, quando appropriato rispetto all’età e alla situazione.

Una domanda più utile.

Forse la domanda non è semplicemente “Quanto tempo trascorre sui social?”, ma “Che cosa sta cercando, vivendo o evitando quando è online?”

La ricerca sta progressivamente spostando l’attenzione proprio in questa direzione: dagli effetti generici della tecnologia alle differenze individuali e al significato che gli ambienti digitali assumono nella vita di ciascun adolescente.

Comprendere questa funzione può essere molto più utile che dividere il mondo digitale in ciò che fa bene e ciò che fa male.

Dott.ssa Susanne Beyer

Bibliografia e riferimenti

Orben, A., Meier, A., Dalgleish, T., & Blakemore, S.-J. (2024). Mechanisms linking social media use to adolescent mental health vulnerability. Nature Reviews Psychology, 3, 407–423.
https://doi.org/10.1038/s44159-024-00307-y

Orben, A., Przybylski, A. K., Blakemore, S.-J., & Kievit, R. A. (2022). Windows of developmental sensitivity to social media. Nature Communications, 13, 1649.
https://doi.org/10.1038/s41467-022-29296-3

Pickavance, J., O’Nions, E., Hammad, M., et al. (2026). Adolescent social media use and its association with mental health: a cross-sectional study in Bradford, England. BMC Public Health, 26, 2212.
https://doi.org/10.1186/s12889-026-27547-2

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