Il desiderio e il senso del possibile

Una risorsa psicologica tra immaginazione, motivazione e cambiamento

Vi ricordate il Genio della Lampada?

Immaginiamo di incontrare il celebre genio della lampada. Come nella fiaba, ci concede tre desideri, con la promessa di realizzarli. Che cosa chiederemmo?

Probabilmente ci fermeremmo a riflettere: tre desideri sono pochi. Penseremmo a ciò che conta davvero, alle priorità e alle conseguenze delle richieste.

Ma immaginiamo che il genio cambi le regole: anziché tre desideri una sola volta, tre desideri ogni giorno, per tutta la vita. Inizialmente sembrerebbe un’opportunità straordinaria. Eppure, dopo qualche giorno, saremmo ancora capaci di formularne di nuovi?

Non necessariamente grandi aspirazioni: anche desideri piccoli, legati alla quotidianità, a esperienze da vivere, curiosità e possibilità da sperimentare. Quanti ne riconosceremmo? Quanto sarebbero diversi? Quanti scarteremmo perché improbabili o poco ragionevoli?

La domanda introduce una questione psicologica tutt’altro che banale: quanto siamo capaci di desiderare, indipendentemente da ciò che riteniamo possibile ottenere?

UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE

Il desiderio e il senso del possibile

Desiderare non significa soltanto volere qualcosa o cercare di ottenerla. Significa anche riuscire a immaginare esperienze, situazioni e possibilità che ancora non fanno parte della nostra vita.

Le abitudini ci aiutano a organizzare la quotidianità, ma possono anche restringere il campo delle alternative che prendiamo in considerazione. Talvolta smettiamo di interrogarci su ciò che vorremmo, dando per scontato ciò che è possibile.

L’immaginazione ci permette di esplorare scenari diversi, riconoscere interessi e attribuire significato a desideri che non devono necessariamente trasformarsi in obiettivi.

Riconoscere ciò che desideriamo può diventare un’occasione per comprendere meglio noi stessi e il rapporto che abbiamo con il futuro.

Dalla teoria alla pratica

Psicologia clinica

Quando ansia, demotivazione, senso di blocco o perdita di interesse rendono difficile immaginare prospettive diverse, un percorso psicologico può aiutare a comprendere i fattori coinvolti e affrontare il disagio.

Coaching psicologico

Esplorare desideri e possibilità può favorire una maggiore consapevolezza dei propri interessi, valori e bisogni, aprendo uno spazio di riflessione sulle direzioni che vorremmo dare alla nostra vita.

MindLab — Immaginazione e desiderio

Quanto utilizziamo la nostra immaginazione per riconoscere ciò che desideriamo?

Il MindLab «Immaginazione e desiderio» è un incontro divulgativo ed esperienziale dedicato al rapporto tra immaginazione, desideri e possibilità.

Uno spazio per riflettere, confrontarsi ed esplorare il proprio modo di immaginare il futuro, senza dover trasformare ogni desiderio in un obiettivo da raggiungere.

Scopri l’incontro MindLab →

Desiderare, volere, ottenere: esperienze differenti

Nel linguaggio quotidiano sovrapponiamo desideri, bisogni, aspirazioni e obiettivi. Psicologicamente, però, non sono equivalenti. Un obiettivo implica una direzione verso cui organizzare il comportamento; un desiderio può precedere la decisione di perseguirlo e la conoscenza dei mezzi per realizzarlo.

Possiamo desiderare un cambiamento senza essere pronti ad affrontarlo, perseguire un obiettivo che non sentiamo nostro, oppure ottenere qualcosa senza ricavarne la soddisfazione immaginata.

Le neuroscienze della ricompensa distinguono il wanting, la spinta motivazionale verso uno stimolo, dal liking, la componente edonica del piacere (Berridge, Robinson e Aldridge, 2009). I processi possono dissociarsi: la forza della spinta non coincide necessariamente con il piacere provato. Il wanting sperimentale non esaurisce tuttavia il significato personale e narrativo del desiderio umano.

Desiderare, impegnarsi per ottenere e provare soddisfazione sono esperienze collegate, ma non sovrapponibili.

L’immaginazione ci permette di andare oltre ciò che conosciamo

Per desiderare qualcosa che non appartiene al presente dobbiamo poterci rappresentare, almeno in parte, una situazione differente. L’immaginazione permette di costruire scenari possibili, anticipare esperienze e considerare alternative.

La psicologia cognitiva studia l’episodic future thinking, cioè la rappresentazione mentale di eventi personali futuri: situazioni relativamente concrete con luoghi, persone, azioni e possibili emozioni. Queste rappresentazioni contribuiscono al valore attribuito al futuro.

Hallford e colleghi (2020), studiando la depressione maggiore, hanno osservato difficoltà nell’immaginazione di eventi futuri positivi associate a minore piacere anticipatorio. Il risultato non significa che immaginare qualcosa basti a realizzarla, né che si possa desiderare soltanto ciò che si visualizza nei dettagli. Suggerisce che il modo in cui rappresentiamo il futuro può contribuire a renderlo più o meno attraente.

Desideriamo ciò che vogliamo o ciò che riteniamo possibile?

Esperienze, condizioni materiali, educazione, aspettative sociali e percezione delle proprie capacità orientano ciò che consideriamo accessibile. Prima di formulare un desiderio possiamo valutarne implicitamente la fattibilità.

Confrontarsi con la realtà è essenziale quando dobbiamo prendere decisioni. Ma esplorare ciò che desideriamo e decidere che cosa perseguire sono processi distinti.

Oettingen e Mayer (2002) hanno studiato la differenza tra aspettative positive di successo e fantasie positive: le prime erano associate a maggiore impegno, mentre le seconde mostravano rapporti differenti, talvolta inversi, con l’impegno successivo. Il filone del mental contrasting confronta un futuro desiderato con gli ostacoli presenti (Oettingen e Reininger, 2016).

Possiamo quindi chiederci: che cosa desidererei, se non dovessi preoccuparmi subito di come ottenerlo? E che cosa posso e voglio fare concretamente per avvicinarmici?

La prima domanda apre uno spazio esplorativo; la seconda introduce la progettualità. Non ogni desiderio deve necessariamente trasformarsi in un obiettivo.

Il desiderio non è soltanto qualcosa da soddisfare

Molti desideri vengono rapidamente tradotti in bisogni da soddisfare, acquisti o risultati. Questo non dimostra che oggi desideriamo meno rispetto al passato: servirebbero dati specifici. Invita però a chiedersi quanto spazio lasciamo al desiderare prima di cercare la gratificazione.

Desiderare non significa necessariamente possedere. Possiamo desiderare di imparare, conoscere, esplorare, vivere esperienze, sviluppare capacità o modificare relazioni.

La teoria dell’autodeterminazione distingue diverse qualità della motivazione. Kasser e Ryan (1996) hanno studiato aspirazioni intrinseche, come crescita personale e relazioni significative, ed estrinseche, come immagine e successo economico, rilevando associazioni differenti con indicatori di benessere. Non esistono per questo desideri universalmente giusti o sbagliati: contano anche il loro significato e la posizione che occupano nella vita della persona.

Quanto è ampio il nostro repertorio di desideri?

Tre desideri possono spingerci a stabilire priorità; tre desideri al giorno introducono un’altra domanda: quanto è ampio il repertorio delle possibilità che riconosciamo come desiderabili?

Nelle esperienze di laboratorio dedicate a questo argomento, un aspetto interessante da esplorare riguarda la facilità o la difficoltà con cui emergono desideri differenti. Alcune persone possono riconoscere numerose aspirazioni, altre concentrarsi su pochi temi ricorrenti o faticare a individuare qualcosa che non riguardi doveri e problemi da risolvere.

Non si tratta di classificare le persone in base al numero dei desideri: non esiste qui una misura validata della capacità di desiderare. Possiamo ipotizzare che dedicare attenzione alle possibilità, sospendendo temporaneamente il giudizio sulla fattibilità, favorisca l’emergere di alternative non abitualmente considerate. È un’ipotesi di lavoro, non un effetto terapeutico dimostrato.

Ampliare il repertorio dei desideri non significa volere sempre di più, ma riconoscere una maggiore varietà di interessi, esperienze e possibilità.

I desideri e la nostra identità

Possiamo desiderare sicurezza e cambiamento, autonomia e appartenenza, riconoscimento e libertà dalle aspettative. Le contraddizioni non indicano necessariamente incoerenza: l’identità comprende molteplici aspetti che assumono rilievo diverso nei contesti della vita.

Alcuni desideri corrispondono a interessi sentiti come propri, altri possono rispecchiare ruoli e aspettative interiorizzate. Una promozione professionale, per esempio, può essere desiderata per interesse, autonomia economica o bisogno di approvazione: l’oggetto appare identico, i significati sono differenti.

Esplorare i desideri significa interrogarsi anche su ciò che vogliamo, ciò che sentiamo di dover volere e ciò che riconosciamo come significativo.

Quando la capacità di desiderare si riduce

Ci sono momenti in cui una persona non riesce più a immaginare qualcosa che vorrebbe vivere. Può sentirsi bloccata, procedere per abitudine, rinunciare in anticipo a nuove possibilità o non trovare parole per esprimere ciò che desidera. Queste esperienze non indicano necessariamente un disturbo: possono comparire in periodi di stress, sovraccarico, transizione o difficoltà personali. Meritano però attenzione quando diventano persistenti o compromettono il benessere e il funzionamento quotidiano.

Ansia e preoccupazione possono restringere l’attenzione verso rischi, errori e conseguenze temute; l’evitamento può rendere sempre meno accessibili esperienze nuove e gratificanti. In altre situazioni prevalgono demotivazione, senso di impotenza o rassegnazione: la persona può smettere di considerare alternative non perché non esistano, ma perché non riesce più a intravederle come percorribili. Si tratta di processi differenti, da comprendere nel loro contesto, senza equipararli automaticamente a una diagnosi.

Quando si osservano perdita persistente di interesse, riduzione del piacere, difficoltà a provare aspettativa positiva o una visione del futuro segnata dalla disperanza, è importante considerare anche possibili condizioni depressive. L’anedonia comprende aspetti legati sia all’anticipazione sia all’esperienza del piacere; Hallford e colleghi (2020) hanno studiato le difficoltà nell’immaginare eventi futuri positivi nella depressione maggiore. Non riuscire a nominare un desiderio, da solo, non è un sintomo diagnostico. La valutazione psicologica prende in esame durata, intensità, contesto, altri sintomi e ricadute sulla vita quotidiana. In presenza di una sofferenza clinicamente significativa, l’esplorazione dei desideri può essere un tema del lavoro psicologico, ma non sostituisce interventi clinici appropriati e basati sulle evidenze.

Immaginazione e desiderio nel coaching psicologico

Riconoscere ciò che desideriamo può offrire informazioni preziose sui nostri interessi, valori e bisogni psicologici. Non sempre sappiamo nominare subito un desiderio: talvolta emerge solo distinguendo ciò che vogliamo da ciò che gli altri si aspettano, oppure osservando quali esperienze ci incuriosiscono e quali possibilità abbiamo escluso. In un percorso di coaching psicologico, quando non vi sono problematiche cliniche che richiedano una presa in carico diversa, questa esplorazione può aiutare a chiarire una direzione personale, senza imporre che ogni desiderio diventi un obiettivo.

Non bisogna confondere una rappresentazione positiva con la realizzazione: passare all’azione richiede anche considerazione di risorse, ostacoli, aspettative e strategie. Ma non tutti i desideri devono diventare subito obiettivi: talvolta è significativo riconoscere possibilità escluse prima ancora di essere considerate.

Il laboratorio dei desideri: un’esperienza di esplorazione

Da queste riflessioni nasce il MindLab «Immaginazione e desiderio», un incontro divulgativo ed esperienziale dedicato all’uso che facciamo dell’immaginazione e alla nostra capacità di riconoscere ciò che desideriamo. Attraverso spunti di psicologia e momenti di riflessione guidata, i partecipanti potranno interrogarsi su quanto spazio concedono a desideri, curiosità e possibilità non ancora esplorate.

Il punto non è imparare a ottenere tutto ciò che si vuole, né trasformare ogni desiderio in un programma di cambiamento. È accorgersi di ciò che ci attrae, delle possibilità che riusciamo a rappresentarci e di quelle che scartiamo prima ancora di prenderle in considerazione. In questo senso il desiderio può essere una spinta verso il domani: non una promessa di realizzazione, ma una dimensione della vita psichica che contribuisce a dare orientamento e significato al futuro.

MindLab è un’iniziativa psicoeducativa aperta alla riflessione e al confronto, non un gruppo terapeutico, una valutazione diagnostica o un trattamento per ansia, depressione o altre condizioni cliniche. Chi vive un blocco persistente, una marcata perdita di interesse o una sofferenza che limita la quotidianità può beneficiare di un colloquio psicologico individuale per comprenderne la natura e valutare l’intervento appropriato. Informazioni e iscrizioni all’incontro sono disponibili nella pagina MindLab.

Desiderare significa anche lasciare aperte delle possibilità

Siamo abituati a valutare aspirazioni in base ai risultati. Eppure il valore psicologico di un desiderio non dipende necessariamente dalla sua realizzazione. Può far riconoscere un interesse trascurato, un conflitto personale o una possibilità nuova.

Non significa rinunciare alla realtà né coltivare aspettative irrealistiche. Significa riconoscere uno spazio di esplorazione prima della decisione e dell’azione.

Se il genio ci concedesse tre desideri ogni giorno, forse la questione più interessante non sarebbe quanti riuscirebbe a realizzarne, ma quanti desideri siamo ancora capaci di immaginare prima di decidere che non sono possibili.

Bibliografia

Berridge, K. C., Robinson, T. E., & Aldridge, J. W. (2009). Dissecting components of reward: ‘liking’, ‘wanting’, and learning. Current Opinion in Pharmacology, 9(1), 65–73. https://doi.org/10.1016/j.coph.2008.12.014

Hallford, D. J., Barry, T. J., Austin, D. W., Raes, F., Takano, K., & Klein, B. (2020). Impairments in episodic future thinking for positive events and anticipatory pleasure in major depression. Journal of Affective Disorders, 260, 536–543. https://doi.org/10.1016/j.jad.2019.09.039

Kasser, T., & Ryan, R. M. (1996). Further examining the American Dream: Differential correlates of intrinsic and extrinsic goals. Personality and Social Psychology Bulletin, 22(3), 280–287. https://doi.org/10.1177/0146167296223006

Oettingen, G., & Mayer, D. (2002). The motivating function of thinking about the future: Expectations versus fantasies. Journal of Personality and Social Psychology, 83(5), 1198–1212. https://doi.org/10.1037/0022-3514.83.5.1198

Oettingen, G., & Reininger, K. M. (2016). The power of prospection: Mental contrasting and behavior change. Social and Personality Psychology Compass, 10(11), 591–604. https://doi.org/10.1111/spc3.12271

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